
Roma, non c’è nulla di falso
Che Joya, per la gente con una Lupa tatuata sul cuore. Roma in testa alla classifica, alla pari del Napoli, grazie al successo ottenuto in casa del Sassuolo con una rete di Dybala, il suo interprete più forte. Uno che se può giocare soltanto da attaccante, pestando esclusivamente l’erba dell’area di rigore avversaria, e non pure quella del centrocampo, riesce con classe ancora cristallina a fare la differenza.
E non può essere assolutamente un caso se Dybala dà spettacolo, ispira e segna, e la Roma torna in testa alla classifica. Impiegato da centravanti (per carità, non si parli di falso centravanti: quell’aggettivo non potrà mai essere accostato all’argentino), Paulo ha dettato i tempi dell’attacco, ha rifinito e ha chiuso l’azione. Come sanno fare soltanto quelli che trattano il pallone come un amico; che lo accarezzano, che non lo prendono a calci. Come fanno, insomma, quelli veramente bravi.
E così Gian Piero Gasperini si gode un primato inaspettato e costruito soprattutto lontano da casa, nonostante un attacco “moscio” (8 gol in altrettante partite) ma con una difesa solida e tosta al punto giusto (3 le reti al passivo). La difesa è il miglior attacco, verrebbe da dire, rovesciando antichi concetti.
Il regolamento, si sa, non lo vieta. E, quindi, non è il caso di meravigliarsi più di tanto se fuori casa la Roma ha vinto 4 partite su 4 in campionato e pure una in Europa League. Se mai, ci dovremmo interrogare su un dato che, ormai a fine ottobre, non può (più) essere casuale: perché in trasferta la Roma vince sempre e all’Olimpico ne ha perse 4 su 6?
Spazio alle ipotesi. La Roma va meglio quando non deve obbligatoriamente fare gioco, cioè in casa, perché la sua manovra non le consente ancora di dominare la situazione. Meglio, perciò, restare a guardare e aspettare il momento giusto per colpire. Squadra cinica, direbbero gli amanti degli elogi. E gli zeroauno a raffica lo stanno a testimoniare.
Oppure: la Roma va meglio in trasferta per una questione psicologica, perché quando non sei costretto a vincere e non hai sul groppone il peso di ansie eccessive riesci a giocare con più scioltezza. Squadra saggia, direbbero gli amanti di cui sopra. Chissà qual è la verità, il dibattito è aperto. Di certo, la Roma ha vinto sempre in trasferta perché ha confezionato sistematicamente un (solo) gol più del suo avversario (e subendo un’unica rete, a Firenze).
Facile, no? Non è una spiegazione sempliciotta e/o campata in aria; anzi, racchiude l’essenza del cammino della squadra nelle prime undici partite ufficiali della stagione. Gasperini, che conosce bene la situazione, ritiene che le difficoltà casalinghe siano legate a una questione più tattica che tecnica. E cioè che la sua Roma all’Olimpico deve ancora trovare la chiave giusta per entrare nella casa del nemico senza farsi beccare. Mercoledì sera contro il Parma un ulteriore tentativo. Da prima della classe. Vi pare poco?
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