Roma, siamo Donny
È il gioco cult di Carnevale, e sta impazzando sui social, nelle radio, nei bar e negli uffici anche oltre i confini della Capitale. Si chiama “A chi somiglia?” e ha come protagonista, unico e assoluto, Donny Malen, il nuovo centravanti della Roma. Se lo stanno chiedendo gli addetti ai lavori e i tifosi di qualsiasi squadra: ma ‘sto olandese, a chi somiglia? Decine e decine le risposte, talune assolutamente pittoresche e/o non credibili, partorite non (solo) per il suo aspetto fisico, faccia e fattezze incluse, ma (soprattutto) per le sue caratteristiche tecniche, e pure tattiche. Gian Piero Gasperini, il suo allenatore, tra una coccola e l’altra in diretta TV l’ha paragonato a Gianluca Vialli. E non poteva fargli un complimento migliore. Sono davvero in tanti, però, quelli che, specie sui social, lo hanno accostato a Ronaldo il Fenomeno: resta, però, da capire se più per una questione di faccia che di piedi. Ma, tutto sommato, non è un dilemma da poco. Prima di cadere nella tentazione di elencare tutto e tutti (un «Malen somiglia soltanto a se stesso» va sempre bene…), è meglio cambiare registro e occuparsi di ciò che è (chi è) realmente il calciatore Malen.
E’ un centravanti completo, si può dire? Uno che abbina notevoli qualità tecniche a doti atletiche di primissima fascia. Il gol segnato al Cagliari nel primo tempo racchiude tutto questo. Con tanto di esultanza esplicativa, e riguardate le immagini da bordo campo se volete averne una conferma, con quel gesto a mimare il colpo sotto appena confezionato a illuminare l’immagine. Da “Mo je faccio er cucchiaio” a “Mo j’ho fatto er cucchiaio” è stato un salto nel tempo di quasi 26 anni durato appena un attimo. Il Capitano, in tribuna, avrà sicuramente apprezzato. Magia di un gol bello come il sole e pure di un goleador che riscalda i cuori della gente romanista. Uno al quale, osservandolo con quel fisico più da partita di calcetto il giovedì con i colleghi che da concorso di Mister Universo, non daresti una lira; guai, però, dargli un metro, anche meno di spazio perché Don ti crepa, ti brucia, ti sfonda, ti annulla. Già, Don Malen. Nulla di sacro, per carità. E neppure di blasfemo. Ma, volendo esagerare, un degno ministro laico di una fede chiamata Roma. Tornando (più) seri, l’olandese ha - tra gli altri - un pregio che appartiene soltanto ai grandi attaccanti: la postura. Che gli permette di trovarsi sempre con la posizione del corpo giusta per mettersi in moto e soprattutto per sfruttare al meglio il suggerimento del compagno. Il suo primo controllo, così, diventa letale. Gli fa guadagnare un tempo di gioco e spiazza le difese del suo avversario diretto.
In altre parole, Don Malen sa sistematicamente farsi trovare al posto giusto nel modo giusto al momento giusto. Che, ne co nverrete, non è (non può esserlo) un pregio casuale, ma un segno di classe. E di conoscenza profonda del gioco del calcio. Perché l’arte dello smarcamento, in cui Malen eccelle, non si studia: si può perfezionare, certo, ma ce la devi aver dentro in maniera naturale. Un po’ come il coraggio: uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare, diceva il pavido Don Abbondio. Che non doveva somigliare per niente allo spavaldo Don di Gasp...
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