Roma, la solidità e il calcio rugby
C'era una volta la miglior difesa d’Italia, anzi d”Europa. Gol al passivo con il contagocce, clean sheet a volontà, solidità a prova di crash test. Un reparto che per mesi è stato fondamentale, trainante, per il rendimento della Roma. La squadra di Gian Piero Gasperini segna poco? No problem, basta un golletto per vincere la partita. Perché ci pensa il muro difensivo a blindare il risultato. Erano i tempi in cui si snocciolavano statistiche di qualsiasi genere e tutte portavano alla medesima conclusione: Roma, come te (quando c’è da difendere) non c’è nessuno.
Poi, però, qualcosa è cambiato: il muro non è stato più impenetrabile, qualche crepa ha cominciato a vedersi. Colpa del valore degli avversari, ha ripetutamente spiegato GPG. SÌ, certo. Ma non solo quello, forse (anche) perché era umanamente impossibile continuare sui ritmi di avvio stagione. La Roma, ad esempio, ha beccato 6 reti nelle ultime tre partite, ma al di là dei numeri c’è da verificare, e commentare, la qualità dei gol subiti. Ciò che colpisce, insomma, è l’eccessiva facilità attraverso la quale gli avversari riescono a far male al gruppo di Gasp. Troppe le reti prese in maniera banale, cioè con una evidente compartecipazione del reparto difensivo. Svilar tra i pali e nelle uscite basse (su quelle alte deve ancora lavorare…) continua a dimostrare di essere super affidabile, ma se un portiere è chiamato a fare gli straordinari vuol dire che la squadra, tutta la squadra, non sta difendendo bene.
A Como, domani, una sfida dai mille significati di classifica. La squadra di Cesc Fabregas ha subìto le stesse reti della Roma, 21 (il Milan è a quota 20), anche se difende seguendo principi diversi assai rispetto a quelli di Gasp, e non soltanto perché propone una linea a 4. E perché i lariani non marcano a uomo. Fabregas ha un portiere, Butez, che apparentemente gioca (bene) più con i piedi che con le mani, ma questo non gli impedisce di essere una garanzia per la squadra. Che, di fatto, lo sfrutta due volte: portiere e primo costruttore di gioco. Un’interpretazione iper moderna del ruolo, ovviamente se si sceglie di giocare in quel modo. Ultimamente, molte squadre contro la Roma l’hanno messa sul piano fisico, palla lunga e verticale rinunciando a manovrare il pallone. Calcio rugby, è stato definito. E la Roma ha sofferto questo tipo di calcio. Il Como gioca in tutt’altro modo, talvolta in maniera addirittura tecnicamente esagerata: teoricamente, questo dovrebbe consentire alla Roma di difendere in maniera meno affannata, più ragionata, esagerando “improvvisata”. Solo che Gasp, tra gli altri, dovrà rinunciare a N’Dicka, perno centrale del reparto a tre. E, soprattutto, elemento di assoluta affidabilità. Questo significa che sarà costretto a modificare la linea, contando comunque sul recupero avvenuto a Bologna di Hermoso. Ci sarà il rientro di Mancini, squalificato in Europa, che con tutta probabilità andrà a occupare la posizione solitamente affidata al compagno ivoriano.
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