Udinese, Okoye esclusivo: "Basta piedi, solo parate"
L'appuntamento è per oggi contro il Parma alle 15. Ci piace immaginare Maduka Okoye che arriva allo stadio con le cuffie in testa e, nelle orecchie, Sal Da Vinci. Non è una battuta. Il portiere dell’Udinese, 26 anni, è nato in Germania, gioca per la nazionale nigeriana, parla cinque lingue e al pop internazionale preferisce la musica napoletana.
Davvero?
«Mi piace. In assoluto la musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita, Sal Da Vinci lo ascolto, è vero, ma anche altri cantanti italiani. Ho iniziato per imparare la lingua e, se capita, canticchio anche».
Germania, Italia, Nigeria: corretto dire che ha tre Paesi che sente suoi?
«In Germania sono nato e cresciuto. Ho tatuato il mio quartiere di Düsseldorf sulla pelle e anche il numero 40, il mio, è quello del distretto dell'infanzia. Vicino al centro della città, ma devi conquistarti tutto. La Nigeria è il Paese di mio padre e di mio fratello minore, quello per cui ho scelto di giocare, senza pensarci neppure un attimo, era il mio sogno. Mi sento nigeriano. In Italia sto bene, è casa mia».
Sta bene anche all’Udinese?
«Molto. Non so cosa accadrà in futuro, vorrei restare, ma anche salire di livello. Vedremo. Sono concentrato sul presente, ma certamente Italia tutta la vita».
Due mesi di squalifica a inizio stagione.
«Periodo duro, posso solo ringraziare l’Udinese per come mi è stata vicino. Sono grato di aver avuto la società al mio fianco, sono stato in mani d’oro e oggi mi sento cresciuto. Dico grazie e basta».
Contro il Milan la sua parata su Saelemaekers ha fatto il giro d’Europa: fortuna o bravura?
«Istinto puro. Ho visto la palla partire all’ultimo, è andata bene».
Partita della vita: meglio fare tante super parate e non vincere o fare un errore grave e poi vincere?
«Io sono sempre per i risultati di squadra. E poi per un portiere, purtroppo, gli errori fanno parte del gioco più che per gli altri».
Per questo vorrebbe che suo figlio, 4 anni, facesse altro?
«Esattamente. Poi farà ciò che vuole, ma meglio l’attaccante… Si divertirebbe di più».
Chi è il migliore nel suo ruolo?
«In A Maignan. In Europa dico Neuer come parate e Donnarumma sulla linea».
Quanto conta saper giocare bene con i piedi oggi?
«Molto. Ma un portiere deve parare, è la prima cosa. Se sai solo usare bene i piedi non servi a niente».
Il suo idolo?
«Dida, sempre stato lui. Mi ha mandato un messaggio tempo fa, ero felicissimo».
Anche lei poteva andare a Milano, ma all’Inter.
«Sì, due anni fa, poi hanno preso Martinez».
Rimpianti?
«Sto bene dove sto».
L’Udinese sembra una squadra diversa rispetto al passato, più unita.
«Siamo un gruppo compatto, confermo. C’è una bella energia che non è arrivata per caso. Ci abbiamo lavorato tanto e abbiamo un allenatore che ci prepara nel migliore dei modi».
Chi sono i leader?
«Kabasele ci aiuta, porta esperienza e sicurezza. Poi il capitano Karlström e anche Zaniolo, che in campo fa la differenza. In generale, però, mi piace parlare di gruppo guidato da un allenatore come Runjaic: bravissimo».
In che lingua parlate nello spogliatoio?
«Un mix: italiano, inglese e francese soprattutto».
Coppa d’Africa: partite e polemiche.
«Un torneo importante, peccato si sia giocato in inverno. Sono contento che torni in estate, è un evento grandissimo che merita la massima vetrina».
Mai subito episodi di razzismo in campo?
«No, sono stato fortunato. Al massimo qualche messaggio sui social. Ma per fortuna non sono la vita vera e non mi hanno mai toccato».
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