
Robbie Ure, lo scozzese che incanta in Svezia
Centravanti, 22 anni, 15 gol in 14 partite: segna ogni 84 minuti. Piace al Lecce e al Genoa
Tutto comincia con un rifiuto. Settembre 2022, Glasgow, pioggia e vento. I Rangers lo convocano negli uffici di Ibrox e gli fanno trovare sul tavolo il rinnovo del contratto: gli offrono la possibilità di restare nel club per cui tifa da quando era bambino. È una settimama particolare, Robbie Ure ha segnato dieci minuti dopo il debutto in Coppa di Lega contro il Queen of the South. Risultato? Ci pensa, ma decide di non firmare. Non è una questione economica. Le gerarchie sono definite, l’idea di bruciare tempo in panchina è un freno. Lascia Ibrox e riparte da zero. Prima l’Anderlecht, dove lavora sulla tecnica e sulla muscolatura, poi la Svezia, lontano dai riflettori. Il Sirius investe 750.000 euro su un centravanti ancora da costruire: una scelta controcorrente che si rivela un affare.
Il poker al Mjällby
A ventidue anni, Ure è il volto nuovo dell’Allsvenskan. Ha aperto il 2026 con quindici gol in quattordici partite di campionato: segna ogni 84 minuti. Ha trascinato il Sirius al primo posto in classifica: 38 punti. La fotografia della sua stagione resta lo spettacolare 4-4 contro il Mjällby: quattro gol in una partita, tutti diversi per esecuzione, manifesto di un attaccante che ha acceso il mercato.
Le manovre
Il Lecce ha presentato un’offerta da quattro milioni, promettendo anche il 30% sulla futura rivendita: proposta giudicata insufficiente dal Sirius, che valuta il cartellino almeno il doppio. Il Genoa ha avviato i primi contatti, mentre gli osservatori di Lione e Hoffenheim continuano a seguire la scalata di Robbie. Sullo sfondo c’è la regia di Raiola. Fisicamente è il classico centravanti old style della scuola britannica: un metro e 89, forte nei duelli, potente, ma anche agile. Riesce a legare il gioco, partecipa alla manovra. Il contratto con il Sirius scade nel 2029. Ure ripete di non avere fretta: prima vuole vincere in Svezia, poi arriverà il salto. E forse, un giorno, anche il ritorno a Glasgow. Non per una rivincita, ma per misurare la strada percorsa.
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