
Musetti esclusivo: "Non mollo, merito di vincere"
«Non sei sconfitto quando perdi, sei sconfitto quando molli». Molto più di una frase per i social: Musetti non vede l’ora di dimostrarlo. Il tempo per piangersi addosso, anche volendo, non c’è. Lo dimostrano le ultime 48 ore di Lorenzo. Dalla finale persa a Chengdu contro Tabilo, i due match point svaniti e il tanto dispiacere. L’azzurro si è ritrovato su un volo di 3 ore e mezza per Pechino, il tempo di posare la valigia e subito gli impegni con sponsor e players party. Poche ore di sonno ed è già ora del primo allenamento, condiviso con l’amico Lorenzo Sonego. Recuperare non è facile, ma il clima è disteso e Tartarini punteggia la sessione con tante indicazioni. Poi, pranzo e media day. Si parte con le attività per i social, anche se Lorenzo mette subito le mani avanti “Io non ce l’ho TikTok”. Si continua con due interviste per l’ATP, seguite da quelle per due emittenti cinesi e un gioco dove si aggiudica una mascotte gigante, prima di cimentarsi con pennello e ideogrammi cinesi. «Neanche a Roma faccio così tante interviste», scherza, camminando su e giù per il corridoio, inondato di regali a ogni tappa. Gli fanno registrare anche un videomessaggio in vista di una possibile qualificazione alle Nitto ATP Finals. Lui, con la giusta scaramanzia, lo gira con le dita incrociate. E pensare che avrebbe dovuto giocare anche il doppio con Bublik, ma ha preferito ritirarsi per ricaricare le pile in vista dell’esordio di oggi contro Giovanni Mpetshi Perricard (non prima delle 13 italiane, diretta su Sky Sport Uno, Sky Sport Tennis e in streaming su Now). Insomma, chi si ferma è perduto. Soprattutto se nel mirino ci sono Torino, Bologna e magari qualche sogno in più per l’anno che verrà.
Cosa c’era nelle lacrime di Chengdu? E quanto aiuta poter subito ripartire con Pechino?
«Mi sono lasciato andare, è servito a sfogare ciò che avevo dentro. Per me resta una settimana positiva, seppur con un finale amaro. Quello che ho scritto sui social dopo la partita è ciò penso davvero, rispecchia l’attitudine che dovrò avere per tutta la mia carriera. Solo con il duro lavoro arrivano le vittorie. Adesso tra Pechino e Shanghai lottiamo per dei punti importanti e voglio fare bene. In mattinata mi sono allenato con Sonego, è un amico e ha provato a tirarmi su di morale».
Quanto le pesa non vincere un titolo da tre anni? Lo avrebbe barattato con i quarti di New York?
«Sono due cose diverse. I quarti di finale in uno Slam ti danno qualcosa in più come punti e soddisfazioni, mentre un titolo è qualcosa che rimane in una carriera. Chiaramente c’è differenza tra perdere una finale in ATP 250 o una finale Major come è successo a Jannik. Sul momento è ovvio mi abbia fatto male, anche perché me la sono giocata fino alla fine e forse avrei meritato qualcosa in più. Inoltre è chiaro che tre anni dopo la vittoria di Napoli, questo titolo lo cercavo e lo volevo. Speravo di alzare il trofeo, ma dopo due giorni fa già parte del passato. Sono pronto ad andare avanti».
Anche perché è in piena corsa per un posto alla Finals. Come la sta vivendo?
«Intanto ho sorpassato de Minaur e sono contento perché salire al settimo posto era uno dei miei obiettivi. Direi che provo un misto tra entusiasmo e pressione, ma come ha detto Billie Jean King “Pressure is a privilege” e sono onorato di essere nella posizione di lottare per la qualificazione a Torino. Giocare con i migliori otto del mondo sarebbe speciale, un sogno che coltivo da quando ero piccolo, in più il pubblico si meriterebbe di avere due italiani in campo. Jannik è già qualificato, ora ci provo io».
A fine 2024 ci disse che non avrebbe senso giocare se non credesse di poter diventare numero 1. Un anno dopo quanto ci si è avvicinato?
«Molto in termini di consapevolezza. Poi in questo momento Jannik e Carlos sono i leader del nostro sport e sono i due più difficili da battere. Quest’anno però avendo avuto l’opportunità di affrontarli più volte sono riuscito a farmi un’idea migliore della distanza che mi separa da loro. Per quanto mi riguarda voglio tenere alta l’asticella, confermando la continuità che mi ha caratterizzato soprattutto da Montecarlo in poi».
Dopo due trionfi, quanto sogna una Davis da protagonista a Bologna?
«Poterla giocare in casa è speciale. Ce l’ho un po’ lì, per il fatto di non essere mai stato realmente protagonista delle due Davis vinte. Quindi è sicuramente un obiettivo che mi sono posto quello di fare bene con la maglia della nazionale».
In quei giorni potrebbe però esserci il termine per il parto di Veronica.
«Effettivamente il prossimo bimbo potrebbe nascere in una data molto vicina a quella della Davis. Veronica è sempre molto disponibile nei miei confronti e probabilmente prenderemo una decisione sul finale, parlandone anche con il capitano. Però come ho detto ci tengo a dare un contributo alla squadra».
Invece a Ludovico ha già messo la racchetta in mano.
«Gli piace giocare, anche se ovviamente non l’ho ancora portato in campo. Il tennis è uno sport complicato, però l’idea di poter giocare insieme con lui mi rende felice».
Abbonati per continuare a leggere
Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.
Basic
€ 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%€ 9,99al mese- 5 contenuti al mese
Più scelto
Plus
€ 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%€ 19,99al mese- 10 contenuti plus al mese
- Nessuna pubblicità
Best value
Pro
€ 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%€ 39,99al mese- Contenuti illimitati
- Supporto prioritario
Sei già abbonato?
Da non perdere
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS

