Il talento è solo l'inizio

Leggi il commento ai ragazzi italiani che fanno scuola: Sinner, Antonelli e Bezzecchi
Paolo de Laurentiis
Paolo de Laurentiis

3 min

Pubblicato il 31.03.2026, 09:14

Ragazzi che fanno scuola, vincono, entusiasmano, trascinano. Fanno sembrare facile quello che non lo è. Si complimentano uno con l’altro, triangolando tra Suzuka (Antonelli), Miami (Sinner), Austin (Bezzecchi). Sono i nostri campioni, senza distinzione di sport: prima le Olimpiadi estive e invernali, ora i motori con Antonelli e Bezzecchi più la costante Sinner, da anni in prima fila. Un’esplosione di talento. Che non vince mai da solo, soprattutto nello sport di oggi, fenomeno globale che attraversa tutti i continenti e ti presenta, in ogni competizione, altrettanti campioni né più né meno come i nostri. Dove c’è Antonelli c’è Verstappen o Leclerc, dove c’è Bezzecchi c’è Marquez o Martin, dove c’è Sinner - questa è facile - c’è Alcaraz e si potrebbe continuare all’infinito. Allora perché vincono? Forse perché hanno capito di avere talento e proprio per questo ne hanno grande rispetto: lo coltivano, lo alimentano, anche in modo ossessivo e maniacale, soprattutto dietro le quinte, lontano dai riflettori, allenandosi e migliorando mentre il mondo è impegnato a fare altro. E poi perché c’è chi ha creduto in loro quando ancora erano all’inizio, individuandone il potenziale, e aspettandoli il tempo necessario nei momenti difficili. Famiglie prima di tutto, manager, allenatori, dirigenti. Che Antonelli avesse il piede pesante si sa da quando la Mercedes lo ha messo su un simulatore e gli ingegneri si davano di gomito “è più Senna o più Schumacher?”, altra cosa è battagliare in pista con Russell, Leclerc e gli altri. Di Sinner ormai conosciamo tutto e di più. Bezzecchi, 27 anni, è la new entry: qualche giorno fa, Sky ha fatto vedere la cena delle leggende delle moto. Seduti allo stesso tavolo Rossi, Agostini, Pedrosa, Lorenzo, Schwantz, Spencer e Stoner. A Valentino hanno chiesto di Bezzecchi e al di là delle considerazioni tecniche, ha risposto: «È uno centrato, vuole arrivare». Ci sta riuscendo al quinto anno di MotoGp, non al quinto giorno. Ieri hanno vinto ancora, tutti e tre, e bisogna festeggiare senza pensare - cosa impegnativa per la nostra simil-cultura sportiva - che debba accadere sempre. Sinner può perdere, come accaduto in Australia da Djokovic. Così come Antonelli da Russell (o Verstappen, o Leclerc e in questo caso ci dispiacerebbe meno) e Bezzecchi da Martin, Marquez e magari Bagnaia. Non vuol dire che siano finiti, in crisi, o improvvisamente dei falliti e che sia necessario sempre un processo. È tutto molto più semplice: il talento ce l’hanno, e lo coltivano, anche gli altri. Basta ricordarselo.

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario