
Sinner, capitale umano non solo fenomeno
A questo punto avviamo la causa di beatificazione in vita e facciamola finita. Però attenzione: sarà dura trovare prove contro Sinner. Da come si sta muovendo ha tutta l’aria di finire dritto sul calendario, tra i santi di ieri e dell’altroieri. Quanto alla sua levatura d’atleta ormai nessuno ha più niente da rinfacciargli: è il numero uno e vince sempre. Se c’è qualcosa che il secondo Australian Open (open to meraviglia, questa sì promozione d’Italia, altro che Santanchè), se c’è qualcosa che riesce ad aggiungere, è una pesante briscola sulla quotazione umana. Già era noto per il suo senso sportivo, per la sua pacatezza, membro autorevole della famosa categoria beati i puri di cuore. Persino la pessima storia del doping, pessima per come l’hanno gestita le massime autorità, impiastri di livello mondiale che con il loro silenzio hanno solo scavato la fossa alla popolarità di Jannik, persino questo penoso passaggio non l’ha disunito. Nessun testacoda, nessuna uscita di strada. Al massimo, tanta ansia, e chi ti dice che i suoi malanni misteriosi non siano almeno parenti delle crisi di panico o similari...
E comunque: l’Australia riesce a portare nuovi punti nella speciale classifica Apt delle brave persone. Già prima della finale, quando gli riportano che Djokovic fa il tifo per Zverev e le iene del contorno provano a estorcergli una reazione quanto meno venata di broncio, che so, anche solo un accidenti che antipatico, in fondo basta immaginare come risponderebbero un Cassano e un Adani per capire il senso, lui niente, Jannik è sempre in modalità poverello di Assisi, ma no, quale cattiveria, Djoko è molto amico di Zverev e fa bene a tifare per lui. Poi l’immediato dopo-finale: quando quel che resta di Zverev si butta giù come un Tafazzen, Jannik è ancora il primo a tirarlo su di morale, ma che dici, non smettere mai di credere in te stesso, sappiamo tutti che sei un giocatore e una persona straordinaria...
E allora, cos’altro chiedergli? Gioca da dio e si comporta come un santo. Manca un millimetro alla perfezione assoluta. Manca solo una sentenza del Tas, con i tempi e con i modi dell’assoluta imperfezione.
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