Sinner sempre più in alto 

Da Jannik alla Nazionale di calcio è un attimo, non fosse altro perché la Bosnia è lontana solo due settimane: i dettagli 
Paolo de Laurentiis
Paolo de Laurentiis

4 min

Pubblicato il 13.04.2026, 10:21

Tre Masters 1000 uno in fila all’altro, perdendo un solo set, con la vittoria sulla terra che mancava dal 2022 (il 250 di Umago, guarda caso contro Alcaraz). Sinner trova sempre il modo migliore per ripartire dopo una delusione, come quella degli Australian Open di inizio anno: ko con Djokovic in semifinale e Slam ad Alcaraz. Lontani anni luce tutti i rivali, è una sfida a due: vince chi migliora prima e di più, anche sconfinando in territorio nemico. Il successo di Carlos in Australia, sul veloce, è sembrato quasi un sacrilegio. Jannik ha restituito il colpo a Montecarlo, sulla terra che è il giardino di casa del suo gemello diverso. Seminando nell’amico-rivale qualche insicurezza. In piena gestione contro qualsiasi avversario, diventano “fallibili” quando sono uno di fronte all’altro, consapevoli che un colpo tirato al 99% vuol dire punto per l’avversario. Mettendo in moto uno strano paradosso: per quanto possano lavorare, allenarsi, testarsi, l’unico vero banco di prova per capire a che punto sono è il confronto diretto. Che in questa occasione ha regalato certezze a Jannik e frustrazione a Carlos. Da qui si riparte: qualche giorno di riposo per Sinner, a tutto gas dopo tre Masters 1000 giocati fino in fondo. Relativamente più fresco Alcaraz, che ha giocato meno sia a Indian Wells (fuori in semifinale) che a Miami (eliminato al terzo turno). Appuntamento al Roland Garros, il vero appuntamento clou della stagione, con Roma fermata intermedia.  

Da Sinner all'Italia del calcio   

Da Sinner alla Nazionale di calcio è un attimo, non fosse altro perché la Bosnia è lontana solo due settimane. Non si vince il Pulitzer ma può avere senso confrontare prospettive diametralmente opposte. Mondi diversi, certo, ma lo sport di alto livello - e anche il nostro calcio ne fa parte, senza facili ironie - risponde a logiche più o meno lineari. Sinner perde gli Australian Open e ragiona su cosa fare da lì a poche settimane, testa bassa e allenamenti, a caccia di miglioramenti anche minimi. L’Italia esce dal Mondiale, cadono tre teste in Figc (Gravina, Buffon e Gattuso) e via al dibattito sui settori giovanili (giusto), sulle società indebitate (una costante), sulla persona (Malagò?) che può mettere d’accordo le famigerate componenti: Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Assoallenatori, Assocalciatori.

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Ma in tutto questo, all’Italia che a settembre gioca la Nations League chi ci pensa? Qualsiasi ct dovrà allenare gli azzurri a cena come è stato costretto a fare Gattuso? Nell’attesa che gli investimenti sui settori giovanili allarghino la base (10, 15 anni?) e che i giocatori italiani tornino appetibili per i nostri stessi club, allo stato attuale il bacino di utenza del nuovo allenatore azzurro è di una sessantina di titolari in A. Sarà così ancora per un bel po’. Ragionando come Sinner, bisognerebbe trovare il modo per allenarli. Ma difficilmente se ne parlerà: il futuro migliore è sempre quello più lontano. Perché è il lungo periodo che mette tutti d’accordo.   

 

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