Sinner, evoluzione continua
Ancora un altro Sinner. Diverso rispetto a Roma, dove ha vinto barcollando, ovviamente di Parigi dove ha barcollato e perso al secondo turno. E anche da quello del successo di un anno fa contro Alcaraz. Nel giro di poche settimane, Jannik ha messo insieme tutte le tessere del campione in evoluzione. Forza tecnica, fisica, mentale, la lucidità che gli permette di vedere che la mamma - stravolta dalla tensione - per un paio di volte abbandona la tribuna. Per poi tornare ad abbracciarlo con la coppa in mano.
Sinner, il rischio calcolato dell'avvicinamento a Wimbledon ha pagato
La finale di ieri è stata la sintesi di cosa vuol dire competere ad altissimo livello («Sto dedicando la mia vita a questo sport», non è una frase buttata lì a caso) contro l’avversario che non ti aspetti e il peso di partire favorito. Il rischio calcolato dell’avvicinamento ha pagato: nessun torneo di preparazione ma riposo per recuperare dalla logorante galoppata dei cinque Masters di fila vinti in questa stagione. Balbettante a inizio torneo, ieri saltellava ai cambi di campo anche alla quarta ora di gioco. Il servizio nuova arma letale non lo ha praticamente mai tradito (due palle break concesse tra semifinale e finale, una a Djokovic e l’altra ieri).
Sinner, forza mentale e capacità di aspettare il momento giusto
E poi la forza mentale quando Zverev lo stava spiazzando sparando cannonate dalla sua impenetrabile trincea. Sembra banale quando gli allenatori dicono che nei momenti difficili è importante resistere o che bisogna accettare il momento in cui si gioca male. Fermo restando che ieri Sinner non ha mai giocato male, il “momento” di Zverev è durato due ore piene, non cinque minuti. Picchiava e gli entrava tutto: percentuali altissime con la prima di servizio, il tie-break del primo set giocato tutto sulle righe. Sinner si è trovato sotto pur sbagliando pochissimo, forse due o tre dritti in momenti relativamente favorevoli. Non ha fatto una piega, aspettato il momento giusto e preso il largo quando Zverev ha mollato un po’ la presa. Il secondo Wimbledon di fila, quinto Slam della carriera, regala a Sinner un’altra fetta di storia del tennis.
Zverev, una seconda parte di carriera tutta da scrivere
A Zverev resta la consapevolezza di una seconda parte di carriera tutta da scrivere. Sarebbe ingeneroso legare la finale del tedesco solo all’assenza di Alcaraz, che pure ha inciso.
La sensazione che invece abbia fatto un salto in avanti c’è tutta. Sarà bello vedere, quando rientrerà lo spagnolo, se tornerà una corsa a due o diventerà un magnifico triello.
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