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Manfredi esclusivo: “Il futuro tra impianti e promozione”

Candidato unico dai grandi numeri, pugliese, 71 anni: è stato rieletto presidente della Fipav per il prossimo quadriennio con il 96,8%. Tanti i progetti sul tavolo
Pasquale Di Santillo
Pasquale Di Santillo

6 min

Pubblicato il 24.02.2025, 08:57

Non che ci fossero troppi dubbi, ma ora ci sono anche i numeri e così si può dire senza timori che Giuseppe Manfredi da Alberobello, 72 anni il prossimo 1 giugno, resterà sulla poltrona come 11° Presidente della storia della Federazione Pallavolo fino al 2028, dopo i Giochi di Los Angeles. Era candidato unico, Manfredi, e già questo lasciava poco spazio all’incertezza, ma quando al voto si presentano 3.138 società su 3.484 (il 90,07% delle aventi diritto) e raccogli 146.153 voti, ovvero il 96,8% di coloro che si sono palesati all’urna, c’è poco da aggiungere. È stato un plebiscito, senza se e senza ma. Anche se non poteva mancare qualche spina, tipo l’esclusione dal Consiglio Federale - con cinque donne su 14 componenti - dei rappresentanti di Lazio ed Emilia Romagna, due regioni trainanti del movimento.  

Manfredi, è contento? 

«Di più, entusiasta. Così proprio non me l’aspettavo. Oltre i voti ricevuti mi rende ancora più felice la partecipazione. I numeri sono numeri, ma l’affetto è un’altra cosa. Quello lo senti. E una cosa del genere la sognavo. Voglio fare i complimenti a tutta la struttura Fipav. Hanno fatto un grandissimo lavoro». 

Togliamoci subito il dente: cos’è successo con Lazio ed Emilia Romagna? 
«Ho sperato fino alla fine che si potesse ricomporre qualcosa che probabilmente si era rotto quattro anni fa, alla precedente elezione. E mi riferisco al Lazio. Quella dell’Emilia Romagna è tutta un’altra questione. Sta di fatto che le principali regioni del nord si sono unite e hanno fatto valere il loro peso. Purtroppo mi dispiace per Andrea Burlandi (presidente del CR Fipav Lazio, ndr) che è un ottimo dirigente e una persona di valore. Come sono di valore le persone entrate nel consiglio federale. Spero di riuscire a recuperarlo in qualche maniera e già ho qualche idea, la sua competenza è fuori discussione...». 

Il programma del prossimo quadriennio è delineato, giusto? 
«Assolutamente. E ha due priorità, peraltro collegate. Gli impianti e la promozione. Non mi stancherò mai di spingere sulla questione dell’accessibilità delle nostre società alle palestre scolastiche. Il ministro Abodi mi ha garantito che il suo progetto è già in fase avanzata, ma non smetterò di insistere. Il nodo è togliere responsabilità ai presidi negli orari extracurriculari. I dirigenti scolastici non vogliono avere responsabilità. E allora gli impianti dovrebbero passare ai Comuni per essere messi a disposizione della collettività. La stessa promozione passa dalle scuole che è il nostro territorio, ma bisogna individuare i percorsi corretti. A noi poi il compito di concentrarci sul fare ancora più progetti e attenzionare scuola media inferiore e di 1° grado dove subiamo la perdita totale di atleti. E vediamo se i Giochi della Gioventù possono aiutarci». 

E poi c’è il reparto medaglie, cioè le Nazionali... 
«Qui non sono ammessi errori. Dobbiamo fare di tutto per rimanere a quei livelli. E il primo a trasmetterlo è Julio Velasco. Non vuole che succeda come nell’anno successivo all’oro Mondiale (agli Europei in Turchia del 2003 l’Italia iridata finì sesta... ndr). Julio non sta fermo un secondo, sta già preparando tutto, vuole essere pronto per ogni evenienza. Creare alternative a tutti i livelli. Per questo non potrò far altro che accontentarlo nella sua richiesta di costruire un Club Italia per giocare in A2. “Così le ragazze crescono, me la vedo io”, ha detto. ». 

Va bene, per le donne garantisce Julio. E gli uomini? 
«Anche Fefè De Giorgi deve ripartire. Ha un futuro importante. So che sta parlando con i ragazzi, vedremo che succede dopo Mondiali ed Europei. Servono i risultati. Non dico sempre vincere ma di lottare per giocarcela. Questa Superlega, tra l’altro, sta proponendo giocatori interessanti e ora cercheremo anche di aiutarli con 2-300 mila euro di investimenti per avere la garanzia di vedere in campo i giovani più bravi, mentre stiamo pensando a qualcosa relativamente agli stranieri». 

A proposito di campionati, come va con le Leghe? 
«Abbiamo ottimi rapporti con tutti. Anche se dovremo chiarire qualche punto con la lega femminile: abbiamo appena approvato le modifiche allo statuto per essere in linea con quello del Coni e ci sono state resistenze da parte di alcuni club per la convenzione del campionato e per il tesseramento di tutti i componenti del Consiglio di Lega. Sono sicuro che troveremo presto un’intesa come per la struttura dei campionato. Per quanto mi riguarda la soluzione migliore sarebbe avere per il femminile un’A1 a 12 squadre, un’A2 a 14-16 e due gironi di A3 a 12 semplicemente perché c’è più richiesta. Ma anche al maschile dobbiamo trovare qualche idea per rilanciare l’A3. Qui possono nascere realtà importanti in città medio grandi...». In bocca al lupo. 

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