
Bernardi in esclusiva: "Seguite Julio Velasco e sarete felici"
L'ex campione, Mister Secolo e nonno di Achille, spiega perché ha lasciato la Nazionale femminile dopo l’oro olimpico e parla di tutto
Ci sono valori incommensurabili e non sostituibili. E ognuno li ordina secondo una priorità figlia del proprio codice interiore. A prescindere da chi sei, da come vieni considerato, dai titoli che hai accumulato in una carriera di schiacciate fatte e partite gestite dalla panchina. Così, anche se ti chiamano Mister Secolo per quel trascurabile dettaglio di essere stato premiato nel 2001 in una indimenticabile serata a Buenos Aires, come miglior giocatore del XX Secolo in compagnia di un certo Karch Kiraly, poco importa. Perché quando prendi in braccio Achille, 11 mesi, primogenito di tuo figlio Riccardo, il mondo è tutto lì. Non serve altro. E per nonno Lorenzo Bernardi, 56 anni, questo tutto, vale più di tutto. Più dei 9 scudetti, più dei 22 titoli vinti da giocatore di club, dei 2 Mondiali e dei tre Europei e degli altri 9 trofei conquistati con il numero 9 sulla maglia azzurra. E ovviamente più dei 10 titoli conquistati da allenatore, al maschile e al femminile. "Con tutto il rispetto per quanto sia soddisfacente e divertente allenare, fare il babysitter ad Achille è la roba più bella del mondo. Non c’è paragone".
Quindi deduciamo ci sia... Achille dietro l’abbandono dello staff della nazionale femminile di Velasco?
"Non è Achille il punto. Semplicemente ho fatto scelte diverse. È tanti anni che corro a destra e manca. Penso che nella vita ci sia un momento in cui bisogna dare importanza ai valori base della propria esistenza. La famiglia, mia moglie, Achille. Lui adesso ha 11 mesi e sono momenti che non tornano più. Ho voglia di viverli, di non perderne nemmeno uno".
Un passo indietro dobbiamo farlo: cosa le ha lasciato l’Olimpiade?
"Non penso solo all’oro, a quell’11 agosto indimenticabile. Ma a quei 4 mesi che ho avuto la fortuna di vivere in una sorta di full immersion all’università più prestigiosa della pallavolo, tipo Harvard. Con una persona, Velasco, che ha fatto la storia al maschile e al femminile. E anche con Barbolini. Lo conoscevo già da prima ma lavorarci a stretto contatto è stata un’esperienza straordinaria. Nessuno meglio di lui conosce le dinamiche di gestione di un gruppo femminile".
Qual è il messaggio che si sente di mandare al gruppo azzurro in vista della stagione del Mondiale?
"Alle ragazze dico che hanno la fortuna di poter lavorare con l’assoluta eccellenza. Aver seguito i loro valori, le loro indicazioni le ha portate a vivere emozioni e gioie così grandi che non si possono non voler riprovare. La strada è quella: c’è un Mondiale da giocare e penso che possa regalare delle motivazioni ancora più grandi di quelle che già hanno".
Passiamo a Novara: da 1 a 10, quanto è soddisfatto della stagione?
"Almeno 8 perché penso che questa squadra sia andata oltre le aspettative. E quando ognuna delle ragazze riesce a dare sempre il meglio di sé, a dare il massimo di quello che ha e può, ha raggiunto il proprio obiettivo. Anzi, ha vinto. Tutti vogliono vincere, in realtà vince uno solo, ma non è vero che gli altri falliscono. Ci sono dei valori da tener presente: tecnici, di gerarchie. L’esempio è il Bologna di Italiano quando ha battuto il Dortmund in Champions. Non serviva per qualificarsi ma la vittoria aveva un valore enorme, a prescindere".
Ha qualche rimpianto, Conegliano si poteva battere?
"Il nostro pregio, come squadra e club, è proprio quello di non avere rimpianti. Bisogna dare merito a Conegliano per il livello tecnico che è stata in grado di esprimere Si può battere l’Imoco, certo che si può. L’abbiamo fatto, ma è più facile in una gara secca che in una serie alla meglio delle 5 partite. È anche una questione di mentalità acquisita. Noi abbiamo appena cominciato, loro lo fanno da tanto. E se sommiamo tutti i trofei vinti singolarmente dalle ragazze dell’Imoco...".
La Coppa Cev vinta ha più dato o tolto?
"Ci ha dato molto perché era l’obiettivo primario della stagione e l’unica coppa che mancava al club. Allo stesso tempo ci ha tolto anche molte energie fisiche e mentali perché si è sovrapposta ai tanti infortuni, costringendo alcune ragazze a fare gli straordinari. Ma è un percorso obbligato. Per crescere bisogna giocare contro le migliori squadre italiane ed europee. Alla fine è servita molto, vincere aiuta a vincere... Lo scudetto? Bisogna migliorare noi prima di guardare agli altri. Lo facevo anche quando giocavo. Siamo noi il punto di riferimento. Ricominceremo a lavorare con le idee chiare e tanta pazienza cercando di arrivare pronti alla fase della stagione che conta cioè a febbraio".
Quante chance di vittoria ha Milano nella finale scudetto?
"Sono due squadre di valore assoluto, Conegliano resta la favorita perché ha una struttura davvero molto solida. Per adesso l’Imoco è in vantaggio ma nei playoff non si può mai dire, c’è ancora tanto da giocare. In gara 1 ho visto un’Egonu mostruosa. L’ago della bilancia si può spostare in qualsiasi momento, ma non bastano i singoli. Ci vuole la squadra".
Dica la verità, le manca la pallavolo maschile?
"No, sinceramente. Quando ho scelto la femminile, due anni fa, è stata una scelta molto ponderata. Ho cercato di capire se potevo essere adatto a questo cambiamento, a questa evoluzione. E quando ho intuito che anche la femminile poteva essere mia, mi ci sono tuffato, senza per questo abbandonare il maschile. Anche perché arrivano sempre spunti importanti da traslare in quello femminile. Ora mi sento a mio agio nel femminile. Ma mai dire mai. Anche perché la pallavolo è sempre la stessa. Quello che cambia tra le donne, al netto della fisicità, è la gestione del gruppo" .
Rimanendo tra gli uomini, Trento è già in finale: tra Perugia e Civitanova come finisce secondo lei?
"Tre giorni fa avevo detto che le serie si sarebbero allungate entrambe. Ma la novità più importante della SuperLega arriva da Civitanova, grazie all’abilità di inserirsi a giocare ad alto livello di Boninfante, a inizio stagione era un’incognita. Non mi meraviglierei se arrivassero a gara 5. Poi può succedere di tutto. Lo scudetto? Trento sembra in crescita, ma se passa Perugia resta la favorita".
Che pensa della Nazionale maschile di Fefè De Giorgi?
"Che dovrà fare un grande lavoro di recupero psicofisico visto che questi ragazzi vengono da una stagione pesantissima. Olimpiade, campionato, coppe. Dovrà fare delle scelte e far riposare qualcuno perchè l’talia deve giocare sempre per il gradino più alto del podio. Di certo, ho visto tanti ragazzi in crescita: da Alessandro Bovolenta anche se ha giocato poco a Boninfante e Bottolo fino a Laurenzano, che potrebbe essere già pronto per essere un punto di riferimento".
C’è qualcosa che cambierebbe in questa pallavolo?
"Penso nulla. Ormai ha trovato un suo equilibrio, e non sarà facile migliorarla nemmeno con le ultime novità volute dalla Fivb. Il fallo di doppia in palleggio è sempre stato gioia e dolori. La palla può uscire male ma che possa ricevere due tocchi è sempre stato molto soggettivo e opinabile. Il tempo di contatto col pallone è così breve. Fosse per me è un fallo che toglierei del tutto. Per quanto riguarda invece il fallo di rotazione, non va a influire sul gioco. Lo ritengo inutile". Mister Secolo e nonno, ma sempre Bernardi!
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