Mondiali, quei 16 posti in più al Potere

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Pippo Russo
Pippo Russo

3 min

Pubblicato il 15.10.2025, 08:57

Anche la nazionale di Capo Verde stacca il biglietto per i Mondiali 2026 e già si appropria di un record. È il Paese più piccolo, per estensione, fra tutti quelli che hanno raggiunto una fase finale. Coi suoi 4.033 chilometri quadrati è Lilliput fra colossi territoriali come Usa, Brasile, Algeria. Ma è anche una misura del nuovo indirizzo geopolitico voluto dal regno di Fifantino. Che oltre a promuovere il più gigantesco allargamento di sempre della pattuglia di finaliste (16 nuovi posti in un colpo), ha anche ridisegnato la mappa del globo secondo criteri tutti suoi: non di riequilibrio, ma piuttosto di un diverso squilibrio. Con una vittima chiaramente designata: l’Europa. Giusto nei giorni in cui la nazionale capoverdiana si guadagna – con indiscutibile merito – il diritto alla prima avventura nel calcio mondiale, i gironi europei di qualificazione si trasformano in caotiche tonnare da cui, inevitabilmente, sortiranno vittime eccellenti. È l’effetto di una distribuzione di quei 16 posti supplementari da cui proprio l’Europa è uscita maggiormente penalizzata: due sole piazze in più, rispetto alle 4,5 all’Africa o alle 3,5 all’Asia. Per non dire del trattamento di spropositato favore riservato alle sudamericane: su dieci, sei vanno ai mondiali e la settima va a giocare i playoff interzona. Cioè, bisogna davvero mettercela tutti per essere eliminati, in Sud America. Se una misura così largheggiante fosse applicata ai gironi europei, anche Malta avrebbe qualche speranza di fare i Mondiali. Dunque, si torna al punto: il continente del calcio più ricco e rappresentativo è anche quello maggiormente penalizzato dal personale mappamondo di Fifantino. 

Costruire il potere regalando posti ai Mondiali

Rispetto a ciò, bisogna essere chiari. Non ci sono mai piaciuti i discorsi di chi, in passato, si lamentava della presenza ai mondiali di nazionali dalla modesta tradizione mentre altre di ben altro palmares restavano a casa. I Mondiali funzionano così e tutti devono avere una chance di partecipare, qualificandosi attraverso i loro circuiti continentali. Il problema è un altro: che Infantino ha portato alle estreme conseguenze il metodo brevettato da Havelange e affinato da Blatter: costruire il proprio potere regalando posti ai continenti diversi dall’Europa, con una progressiva penalizzazione di quello che, nel calcio, rimane il continente-guida. E che in tutto ciò entrino pure le mai sopite faide con l’Uefa – di cui Infantino è stato segretario generale, anche se pare essersene dimenticato – è un dettaglio. Quando questa edizione dei mondiali sarà messa alle spalle, la questione andrà posta. Con forza. Altrimenti il calcio europeo dovrà farsi piacere un destino scelto da altri: gigante economico, nano politico. 

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