Vince tutto e subito: Enzo Ferrari è il mito
Rinascita
In un’era - questa - di vecchi non raramente orrendi, a volte volgari, spessi, malvissuti, incapaci d’accettare il tempo che passa, sì, vecchi che spesso si tingono capelli, si segano le pance, si pompettano, si mettono dentature hollywoodiane, s’abbronzano, ballano e sgambettano vestendosi a fiori per sembrar fighi, ma il più delle volte, ancorché ricchissimi, son solo vuoti, tristi e non sanno esistenzialmente che pesci pigliare, la figura di Enzo Ferrari si staglia ancora, umanamente monumentale, brandendo il volante della sua prima e germinale 125 S come un Re all’interno d’un monumento equestre. E anche come un eterno patriarca in grado di dar vita a una razza padrona, una mandria di cavalli vapore e senza sudore, che torna a vincere in F.1 dopo una lunga parentesi di riposizionamento, nel 1975 con Luca Cordero di Montezemolo nel ruolo che fu del Drake: lui, il ragazzo 27enne che era stato il diesse di rinascita a metà anni ’70 e poi una sorta di cavaliere romanticamente paratemplare, con l’investitura di perpetuare un sogno, facendolo tornare realtà vincente in chiave 2000. Jean Todt in panchina, Rory Byrne progettista, Ross Brawn responsabile in pista e, udite udite, il nuovo astro della F.1 Michael Schumacher (ex Benetton come quasi tutta la nuova truppa Rossa), al volante. Nel ruolo di grande catalizzatore.
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