Ascari, l’ultimo Campione Antonelli, ritorno al futuro

Nel 1953 Alberto al volante della Ferrari 500 conquistò il titolo mondiale piloti. Il tentativo di Alboreto nel 1985, poi Patrese sulla Williams dell’era Mansell e le speranze legate a Fisichella e Trulli. Ma ora c’è l’astro nascente...
Mario Donnini
Mario Donnini

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Pubblicato il 26.10.2025, 17:53

Sorte maledetta

Fatto sta che dalla metà degli Anni ’50 tutto cambia. La Ferrari scopre la squadra primavera, che sugli italiani Eugenio Castellotti e Luigi Musso fa perno, ma poi essi se ne vanno tragicamente tutti, uno a uno, compreso lo sfortunato neolancista Alberto Ascari - seguiti in circostanze differenti da Collins de Portago e Hatwthorn - e resterà solo il vuoto. E arrivano gli anni ’60 e ’70 che potrebbero essere favolosi ma non lo sono per niente, per l’Italia del volante, visto che tutti i talenti corsaioli nostrani faranno una fine poco bella se non, in certi casi, bruttissima. Lorenzo Bandini, Ludovico Scarfiotti e Ignazio Giunti restano gli emblemi apicali di questa somma sfortuna e di una sorte maledetta, c’è poco da fare, che allontanerà sempre più Enzo Ferrari dall’opportunità di favorire, caldeggiare e ingaggiare talenti tricolori. Perché se poi capita un incidente le rogne sono triple, l’eco quadrupla e l’ondata avversa di pubblica indignazione decupla. Da lì in poi, di mondiali sfiorati all’ultimo tuffo, nessuno. Punto. Anche se Arturo Merzario e Vittorio Brambilla hanno un cuore grande, quest’ultimo anche una vittoria epica a Zeltweg 1975, nell’uragano. Michele Alboreto fa cose meravigliose per metà 1985 ma poi la Ferrari lo lascia solo e deluso. Riccardo Patrese va forte con la Williams dell’era Mansell, ma di battere il Baffo non se ne parla, il grande Elio è vittima del fato, così ce la caviamo con virtuali e simbolici quanto consolatori vicetitoli di secondi arrivati nel mondiale, che male non fa, però rivincere l’iride sarebbe stata tutta un’altra cosa. Ma grazie lo stesso ai race winner Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli.